Isole Senkaku- Ancora manifestazioni in Cina, il Giappone invita alla calma
Pubblicato: 16 settembre 2012 Archiviato in: Estremo Oriente | Tags: Scontro Cina-Giappone sulle Senkaku Lascia un commento »
Secondo giorno di fila di durissime proteste contro la nazionalizzazione delle Senkaku, le isole controllate da Tokyo e rivendicate da Pechino e Taipei. Sono andate in scena in almeno 85 città in tutta la Cina, malgrado i richiami delle autorità a seguire «espressioni razionali di patriottismo». Il premier nipponico Yoshihiko Noda ha sollecitato oggi più protezione per connazionali e loro investimenti: «continueremo ad assumere un atteggiamento risoluto con la prospettiva d’ampio respiro nel trattare la questione», ha detto in un talk show tv.
Il Giappone preme sulla Cina perché prenda misure capaci di frenare le violenze contro cittadini e aziende nipponici ancora nel mirino delle proteste di massa, in uno scenario che preoccupa il segretario alla Difesa Usa, Leon Panetta, visto che le dispute territoriali in Asia, soprattutto tra Cina e Paesi vicini, potrebbero sfociare in conflitti se i governi «proseguono con le provocazioni».
Ci sarà «da mantenere la calma e il Giappone chiederà alla parte cinese di fare lo stesso», ha precisato il premier, ricordando che «la nazionalizzazione delle isole Senkaku aveva lo scopo di poterle amministrare in modo calmo e stabile».
I possibili sviluppi della situazione saranno al centro degli incontri che Panetta, giunto in Giappone per la visita di due giorni prima della tappa a Pechino, avrà con la controparte Satoshi Morimoto e il ministro degli Esteri, Koichiro Gemba.
«Sono preoccupato – ha commentato più in generale sull’Asia – quando vedo Paesi impegnati in provocazioni varie che possono portare a violenze e, infine, a un conflitto». Gli Stati Uniti, ha rilevato, «non prendono posizioni per quanto riguarda le dispute territoriali, ma noi non sollecitiamo solo la Cina, ma anche gli altri Paesi che sono coinvolti a impegnarsi in un processo che possa risolvere questi problemi tranquillamente».
Panetta ha detto che avrebbe incoraggiato Pechino a mettere in campo più sforzi sulla risoluzione promossa dall’Asean, l’ Associazione della nazioni del sudest asiatico, basata sull’adozione sempre di soluzioni pacifiche, in una serie di rapporti conflittuali che vede la Cina contrapposta a Paesi quali Vietnam, Filippine, Malesia e Brunei.
Il capo del Pentagono ha ricordato come lui e il segretario di Stato, Hillary Clinton, impegnata in un tour diplomatico di 10 giorni in Asia, «chiedono con forza a questi Paesi di trovare vie pacifiche, invece di provocazioni». E, a giudicare dai risultati, finora poco ascoltati.
16 settembre 2012
da La Stampa e altre fonti giornalistiche
Cambogia: l’ex prima donna del regime dei Khmer Rossi non sarà processata, incapace di intendere
Pubblicato: 16 settembre 2012 Archiviato in: Estremo Oriente | Tags: Ieng Thirith, Khmer rossi Lascia un commento »Il tribunale di Phnom Penh incaricato di processare i Khmer Rossi ha liberato l’ex “prima donna” del regime (1975-79), giudicata dai medici “incapace di intendere” per subire un processo. Ieng Thirith, 80 anni, che nel 2009 aveva promesso ai giudici “il settimo cerchio dell’inferno” e i cui legali avevano annunciato di non potere difendere l’anziana donna, non risponderà mai dei capi di accusa per genocidio, crimini contro l’umanità e crimini di guerra per i quali era perseguita.
16 settembre 2012
(Fonte Afp) Bla
Duro scontro nel Partito Comunista cinese: ricompare Xi Jinping ma è sotto attacco
Pubblicato: 15 settembre 2012 Archiviato in: Estremo Oriente | Tags: Xi Jinping Lascia un commento »Il vicepresidente cinese, Xi Jinping, è ricomparso in pubblico ieri, dopo oltre 10 giorni di assenza che hanno scatenato le ipotesi più disparate: e mentre restano ancora oscuri i motivi della temporanea scomparsa del leader designato, cominciano a emergere retroscena non solo sulla sua salute, ma anche sulle tensioni politiche interne al Partito Comunista.
Secondo una ricostruzione del Daily Telegraph, che cita un ben informato “ex direttore di un media di Stato”, Xi sarebbe sotto attacco da parte di membri del partito legati al presidente uscente Hu Jintao. La tensione sarebbe esplosa a inizio agosto in una riunione informale per pianificare l’imminente Congresso del partito che eleggerà il Politburo per i prossimi 10 anni e in cui il vice-presidente dovrebbe essere formalmente ‘incoronato’ numero uno del partito e del paese.
La riunione si sarebbe svolta nella località marittima di Beidaihe, con sull’agenda due punti caldi: chi guiderà, nel nuovo organigramma del potere a Pechino, il potente comitato permanente del Politburo; e cosa fare con Bo Xilai, il membro del Politburo di ala ‘neo-maoista’ caduto in disgrazia a seguito di una serie di torbidi scandali. Entrambe le discussioni, ha riferito la fonte del Telegraph, si sarebbero concluse senza accordi, e Quiao Shi e Song Ping, due membri anziani del partito sostenitori di Hu, avrebbero lanciato pesanti accuse a Xi.
In particolare, il vicepresidente avrebbe violato le regole incontrandosi ben due volte all’inizio di luglio con membri del Comitato militare centrale che controlla l’esercito, mentre Hu era in visita a Hong Kong. L’esercito, percorso da crescenti inquietudini e sempre più presente nella vita politica del paese, è al centro delle preoccupazioni del partito per garantire la continuità politica nella successione: la necessità del partito di mantenere il controllo sulle forze armate è uno dei motivi per cui il Presidente uscente, Hu Jintao, dovrebbe conservare la carica di presidente della Commissione militare centrale per altri due anni, dopo aver ceduto gli incarichi civili a Xi Jinping. Già i suoi due predecessori fecero altrettanto, ma alcune fonti del partito hanno evidenziato come un passaggio di consegne a più tappe potrebbe portare alla creazione di diversi centri di potere.
I membri vicini a Hu nella riunione avrebbero definito Xi “inaffidabile” e avrebbero sollevato l’ipotesi di ritardare significativamente il congresso del partito. Lo scontro sarebbe stato così duro che l’ex presidente Jiang Zemin sarebbe dovuto intervenire come mediatore. La spaccatura, in parte, è anche generazionale, perché la ‘vecchia guardia’ legata a tecnocrati come Hu è sospettosa dei ‘giovani’ – Xi ha 59 anni – discendenti di eroi del partito come Xi, considerati troppo ambiziosi e meno rispettosi delle forme.
La scomparsa per quasi due settimane del vicepresidente sarebbe stata causata – secondo diverse fonti – da un microinfarto, da cui però Xi si sarebbe pienamente ripreso. Altre fonti indicano invece che il presidente designato sarebbe sparito dalla scena pubblica perché intento a consolidare freneticamente la sua posizione mentre si prepara alla successione.
Secondo Zhang Ming, professore di scienze politiche all’Università Renmin, per duri che possano essere gli scontri interni al partito, la successione non dovrebbe essere in discussione a questo punto, perché “nessuno rischierebbe di rovinare la stabilità del partito così tardi” nel delicato processo di passaggio del potere. Quanto alla salute, l’esperto ha minimizzato anche questo problema: “Chi, nel Politburo, non cura qualche forma di malattia cronica?”
15 settembre 2012
(TMNews)
Corea del Nord- Un pulsante nucleare per Kim Jong-un
Pubblicato: 20 luglio 2012 Archiviato in: Estremo Oriente | Tags: Corea del Nord, Kim Jong-un Lascia un commento »Il giovane «leader supremo» mercoledì 18 luglio si è fatto nominare maresciallo dell’esercito, la più alta carica militare, che va ad aggiungersi a quelle di leader del partito dei lavoratori e di primo presidente della Commissione nazionale di difesa. Da appena sette mesi al potere, Kim Jong-un – succeduto al padre Kim Jong-il, morto lo scorso dicembre – ha preso il controllo totale della Corea del Nord. L’agenzia di regime Kcna, di Pyongyang ha dato grande risalto all’avvenimento.
Con il siluramento, domenica 16 luglio, del vicemaresciallo Ri Yong-Ho, fedelissimo del padre, sostituito da un quasi sconosciuto, Kim Jong- un ha spazzato via i timori di un colpo dell’ala dura del regime, sostengono alcuni esperti. Ri Yong-Ho, 69 anni, esce di scena “per malattia”, motivazione ufficiale che suscita scetticismo sulle reali intenzioni di Kim Jong-un. Apparso in realtà in buone condizioni nelle recenti occasioni pubbliche, il capo di Stato maggiore era infatti considerato una figura chiave per la transizione del potere che l’attuale giovane leader ha ereditato dal padre Kim Jong-il.
Secondo quanto riferisce Paolo Salom sull’edizione online del “Corriere della sera” – che riprende fonti sudcoreane sul sanguinoso restroscena della scalata al potere – ci sarebbe uno «scontro armato con morti» dietro l’ultima mossa di Kim Jong-un. Secondo quanto riferisce il quotidiano sudcoreano Chosun Ilbo, che cita fonti governative di Seul, all’inizio della settimana si sarebbe svolta una vera battaglia intorno alla residenza di Pyongyang del generale Ri Hyon-ho.L’ufficiale, vice maresciallo e di fatto «tutore» del Giovane Leader nordcoreano Kim Jong-un per volere dello scomparso Kim Jong-il avrebbe rifiutato di «consegnarsi» alla pattuglia arrivata per porlo agli arresti. Le sue guardie, riferisce sempre il quotidiano di Seul, avrebbero anzi aperto il fuoco: «Rapporti dei servizi segreti – scrive il Chosun Ilbo - confermano 20 o 30 soldati morti».
A guidare il distaccamento che aveva il compito di eseguire gli ordini di Kim Jong-un, c’era Choe Ryong-hae, ufficiale fedele allo zio del nuovo «monarca rosso», Jang Song-taek, marito della sorella di Jong-il e, dicono gli analisti, l’uomo che sovrintende tutte le mosse attuate finora. Choe e Ri sarebbero stati acerrimi rivali, e forse proprio questo ha scatenato lo scontro mortale. Secondo le fonti, ovviamente anonime, citate dal Chosun Ilbo, è possibile che lo stesso generale Ri Hyon-ho sia rimasto ferito se non addirittura ucciso: e questo spiegherebbe perché l’ufficiale non è più stato visto in pubblico. «Ma queste informazioni – spiega la fonte governativa sudcoreana – devono ancora essere confermate».
In coincidenza con l’annuncio della morte del “caro leader”, la Corea del Nord ha effettuato a dicembre due test di missili a corto raggio nelle acque orientali del Mar del Giappone. Fonti del governo di Seul avevano escluso un legame diretto tra il test e la scomparsa di Kim Jong-il. Ma alcuni analisti hanno evidenziato che il nuovo dirigente nordcoreano potrebbe essere tentato da una qualche azione militare nei mesi a venire.
“Ci possiamo aspettare nuovi test balistici, oppure un’aggressione militare come quelle che Pyongyang ha effettuato qualche tempo fa, per dimostrare che il regime è forte, che il suo potenziale offensivo è intatto e che il mondo dovrà ancora fare i conti con la Corea del Nord. Non sarei affatto sorpreso se questo accadesse”.
La Corea del Sud ha quindi rafforzato la sorveglianza lungo la zona demilitarizzata che separa la penisola e ha messo in stato di allerta le forze armate. L’ultima aggressione risale al novembre 2010, quando Pyongyang bombardò un’isola sudcoreana, provocando quattro vittime.
Tensione tra Cina e Giappone per le isole Senkaku
Pubblicato: 12 luglio 2012 Archiviato in: Estremo Oriente | Tags: Senkaku Lascia un commento »Tre navi cinesi di pattuglia sono entrate mercoledì mattina 11 luglio nelle acque delle Senkaku, alcune isole nel Mar della Cina orientale, contese da decenni da Tokyo, Pechino e Taiwan.
Le Isole Senkaku, conosciute anche come Isole Diaoyutai, sono un insieme di isole disabitate, attualmente sotto amministrazione giapponese ma reclamate sia dalla Repubblica popolare cinese sia dalla Repubblica di Cina (RDC) come territori facenti parte della provincia di Taiwan. Fanno parte della prefettura di Okinawa ed il loro territorio è amministrato dalla città di Ishigaki.
E’ una mossa che arriva a pochi giorni dall’annuncio del governo nipponico di volerle nazionalizzare.
Questi isolotti disabitati sono situati a 150 km al nord-est di Taiwan e a 200 a ovest dell’arcipelago giapponese di Okinawa. Un rapporto stilato da esperti Onu ha individuato nei fondali giacimenti di gas e petrolio.
“Queste isole sono di sovranità cinese fin dall’antichità, le nostre navi sono entrate in queste acque per svolgere la normale attività di pesca nel rispetto dalla normativa. Non accettiamo le ingerenze del Giappone” dice il portavoce del ministro degli esteri cinese.
L’intrusione è estremamente grave e inaccettabile per Tokyo: “Sia in termini storici che di giurisdizone internazionale questo territorio è nostro, le Senkaku senza ombra di dubbio sono sotto il nostro controllo “ spiega il primo ministro nipponico Yoshihiko Noda.
Nel 2010, il fermo di un peschereccio cinese da parte della Guardia Coste giapponese in acque prossime alle isole Senkaku causò una delle più gravi crisi diplomatiche tra Pechino e Tokyo degli ultimi anni. Una contesa che non accenna a risolversi.
Proteste contro il nucleare a Tokyo
Pubblicato: 11 luglio 2012 Archiviato in: Estremo Oriente Lascia un commento »Circa 150mila persone si sono radunate a Tokyo il primo luglio per protestare contro la ripresa delle attivita’ dell’impianto nucleare di Ohi. Si tratta della piu’ grande manifestazione antinucleare dal disastro di Fukushima seguito al terremoto e allo tsunami del marzo 2011. Il primo ministro Yoshihiko Noda, oggetto delle proteste, aveva approvato la riapertura dei reattori 3 e 4 della centrale, che si trova sulla costa del Mar del Giappone.
La folla, composta anche di mamme con i propri bambini e di uomini in tuta da lavoro che avevano appena smesso con le loro occupazioni, ha espresso la propria contrarietà al progetto del governo intonando sloga come “Non vogliamo un’altra Fukushima”, in riferimento al grave incidente nucleare che ha colpito l’arcipelago nipponico nel 2011.
Secondo i media locali, quella di ieri è stata la più grande adunata di protesta avvenuta in Giappone dagli anni Sessanta ed è indice di un interessamento consistente dei cittadini alla causa anti-nucleare, se si considera il grado di apatia e lo scarso livello di partecipazione che tradizionalmente caratterizzano il Paese a livello politico.
Il piano di Yoshihiko Noda e del suo esecutivo è quello di rimettere in funzione la centrale nucleare di Ohi, una località occidentale del Giappone. Ad Ohi verranno riattivati due reattori i quali, secondo le stime del governo, dovrebbero mettere in salvo il Paese da eventuali blackout energetici.
Le attivita’ dell’impianto riprenderanno tra due giorni, con la riaccensione del reattore 3, mentre il reattore 4 verra’ riacceso a meta’ luglio.








