Tunisia- La stampa di Tunisi critica duramente il mancato arresto di un leader salafita jihadista

Proteste anti-USA a Tunisi

La stampa tunisina ha duramente criticato il mancato arresto del leader di un gruppo salafita jihadista, ricercato dopo l’attacco all’ambasciata americana, e che ha pregato in pieno centro di Tunisi senza che la polizia presente intervenisse.

“Non solamente non si nasconde, ma osa sfidare tutto il sistema (…) non cè alcun dubbio che è il topo che sfida il gatto”, ha sottolineato il Quotidiano. “Colpevole o innocente, il minimo che si poteva fare era arrestare il sospettato se non altro per salvare le apparenze”, ha proseguito il giornale.

Seif Allah Ibn Hussein – alias Abu Iyadh – capo della corrente “Ansar al sharia” (Sostenitore della sharia) ha pregato nel pomeriggio nella moschea al Fatah del centro di Tunisi, attorniato dai suoi sostenitori e se ne è andato malgrado la presenza in gran numero, all’inizio della sua preghiera, delle forze di sicurezza venute ad arrestarlo.

Abu Iyadh ha accusato ieri nella sua preghiera la polizia di avere provocato i manifestanti, che hanno attaccato l’ambasciata americana venerdì e reclamato a gran voce le dimissioni del ministro degli Interni Ali Larayedh.

18 settembre 2012

TMNews


Isole Senkaku- Ancora manifestazioni in Cina, il Giappone invita alla calma

 

Manifestanti in Cina bruciano bandiera giapponese

Secondo giorno di fila di durissime proteste contro la nazionalizzazione delle Senkaku, le isole controllate da Tokyo e rivendicate da Pechino e Taipei. Sono andate in scena in almeno 85 città in tutta la Cina, malgrado i richiami delle autorità a seguire «espressioni razionali di patriottismo». Il premier nipponico Yoshihiko Noda ha sollecitato oggi più protezione per connazionali e loro investimenti: «continueremo ad assumere un atteggiamento risoluto con la prospettiva d’ampio respiro nel trattare la questione», ha detto in un talk show tv.

Il Giappone preme sulla Cina perché prenda misure capaci di frenare le violenze contro cittadini e aziende nipponici ancora nel mirino delle proteste di massa, in uno scenario che preoccupa il segretario alla Difesa Usa, Leon Panetta, visto che le dispute territoriali in Asia, soprattutto tra Cina e Paesi vicini, potrebbero sfociare in conflitti se i governi «proseguono con le provocazioni».

Ci sarà «da mantenere la calma e il Giappone chiederà alla parte cinese di fare lo stesso», ha precisato il premier, ricordando che «la nazionalizzazione delle isole Senkaku aveva lo scopo di poterle amministrare in modo calmo e stabile».

I possibili sviluppi della situazione saranno al centro degli incontri che Panetta, giunto in Giappone per la visita di due giorni prima della tappa a Pechino, avrà con la controparte Satoshi Morimoto e il ministro degli Esteri, Koichiro Gemba.

«Sono preoccupato – ha commentato più in generale sull’Asia – quando vedo Paesi impegnati in provocazioni varie che possono portare a violenze e, infine, a un conflitto». Gli Stati Uniti, ha rilevato, «non prendono posizioni per quanto riguarda le dispute territoriali, ma noi non sollecitiamo solo la Cina, ma anche gli altri Paesi che sono coinvolti a impegnarsi in un processo che possa risolvere questi problemi tranquillamente».

Panetta ha detto che avrebbe incoraggiato Pechino a mettere in campo più sforzi sulla risoluzione promossa dall’Asean, l’ Associazione della nazioni del sudest asiatico, basata sull’adozione sempre di soluzioni pacifiche, in una serie di rapporti conflittuali che vede la Cina contrapposta a Paesi quali Vietnam, Filippine, Malesia e Brunei.

Il capo del Pentagono ha ricordato come lui e il segretario di Stato, Hillary Clinton, impegnata in un tour diplomatico di 10 giorni in Asia, «chiedono con forza a questi Paesi di trovare vie pacifiche, invece di provocazioni». E, a giudicare dai risultati, finora poco ascoltati.

16 settembre 2012

da La Stampa e altre fonti giornalistiche


Libia- Ambasciatrice USA all’ONU smentisce il Parlamento libico: manifestazioni iniziate in modo spontaneo

L’attacco armato contro il consolato degli Stati Uniti a Bengasi, in Libia è cominciato con una manifestazione “spontanea” contro il film anti-islam. Lo ha affermato l’ambasciatore degli Stati Uniti all’Onu, Susan Rice, contraddicendo le affermazioni di Tripoli.

“Secondo le informazioni in nostro possesso attualmente, le proteste sono iniziate in modo spontaneo e non premeditato”, sulla falsariga di quello che era accaduto qualche ora prima al Cairo, ha spiegato Rice. “Crediamo che un piccolo gruppo di persone sia arrivato davanti al consolato per copiare quello che facevano al Cairo e gruppi di estremisti pesantemente armati abbiano approfittato della situazione”, ha aggiunto Rice sottolineando che per le conclusioni ufficiali si debbano attendere le “conclusioni” definitive dell’inchiesta.

La Rice ha detto a ‘Fox News Sunday’ che i manifestanti che hanno protestato di fronte al consolato di Bengasi sono stati raggiunti in seguito da estremisti ancora in possesso delle armi pesanti usate per rovesciare Gheddafi lo scorso anno.

Non è così certo il repubblicano, Mike Rogers, che presiede la commissione Intelligence del Congresso, è ancora troppo presto per esserne sicuri.

Rogers ha annunciato che all’intelligence statunitense sarà dato un po’ di tempo in più per capire se gli attacchi contemporanei in tutto il Medio Oriente siano stati solo una coincidenza.

Le dichiarazioni di Rice contraddicono quanto affermato da Tripoli, che in precedenza aveva annunciato l’arresto di circa 50 persone nel quadro dell’inchiesta sull’assalto al consolato Usa di Bengasi.

Il presidente del Parlamento libico, Mohammed Al-Megaryef, parlando alla Cbs News ha detto che l’attacco a Bengasi “è stato progettato sicuramente da stranieri, da persone che sono entrate in Libia diversi mesi fa e che preparavano questo attacco criminale fin dal loro arrivo”.
16 settembre 2012


Iran- Il generale Jafari minaccia: in caso di attacco non resterà nulla di Israele

Il generale Mohammed Ali Jafari

Mentre continua l’attività diplomatica del premier israeliano Benjamin Netanyahu per convincere il Presidente Obama a dare il via libera  americano a un attacco contro le basi nucleari iraniane, l’Iran risponde con una guerriglia di minacce.

L’Iran è pronto a distruggere Israele e le basi statunitensi nella regione in caso di attacco militare israeliano contro i suoi siti nucleari. Lo ha dichiarato il generale Mohammad Ali Jafari, comandante in capo delle Guardiani della rivoluzione. In caso di attacco contro l’Iran, “non resterà nulla di Israele, tenuto conto delle limitate estensioni delle sue terre e della nostra forza missilistica”, ha detto Ali Jafari. “Nessuna regione di Israele sarà risparmiata”. Da diverse settimane le autorità israeliane affermano di essere pronte ad attaccare gli impianti nucleari per fermare il controverso programma di Teheran che, secondo Israele, ha scopi solo militari.

16 settembre 2012

(Fonte Afp) Bla


Cambogia: l’ex prima donna del regime dei Khmer Rossi non sarà processata, incapace di intendere

L’ex prima donna dei Khmer rossi, Ieng Thirith

Il tribunale di Phnom Penh incaricato di processare i Khmer Rossi ha liberato l’ex “prima donna” del regime (1975-79), giudicata dai medici “incapace di intendere” per subire un processo. Ieng Thirith, 80 anni, che nel 2009 aveva promesso ai giudici “il settimo cerchio dell’inferno” e i cui legali avevano annunciato di non potere difendere l’anziana donna, non risponderà mai dei capi di accusa per genocidio, crimini contro l’umanità e crimini di guerra per i quali era perseguita.

16 settembre 2012

(Fonte Afp) Bla


Duro scontro nel Partito Comunista cinese: ricompare Xi Jinping ma è sotto attacco

Il vice presidente cinese Xi Jinping

Il vicepresidente cinese, Xi Jinping, è ricomparso in pubblico ieri,  dopo oltre 10 giorni di assenza che hanno scatenato le ipotesi più disparate: e mentre restano ancora oscuri i motivi della temporanea scomparsa del leader designato, cominciano a emergere retroscena non solo sulla sua salute, ma anche sulle tensioni politiche interne al Partito Comunista.

Secondo una ricostruzione del Daily Telegraph, che cita un ben informato “ex direttore di un media di Stato”, Xi sarebbe sotto attacco da parte di membri del partito legati al presidente uscente Hu Jintao. La tensione sarebbe esplosa a inizio agosto in una riunione informale per pianificare l’imminente Congresso del partito che eleggerà il Politburo per i prossimi 10 anni e in cui il vice-presidente dovrebbe essere formalmente ‘incoronato’ numero uno del partito e del paese.

La riunione si sarebbe svolta nella località marittima di Beidaihe, con sull’agenda due punti caldi: chi guiderà, nel nuovo organigramma del potere a Pechino, il potente comitato permanente del Politburo; e cosa fare con Bo Xilai, il membro del Politburo di ala ‘neo-maoista’ caduto in disgrazia a seguito di una serie di torbidi scandali. Entrambe le discussioni, ha riferito la fonte del Telegraph, si sarebbero concluse senza accordi, e Quiao Shi e Song Ping, due membri anziani del partito sostenitori di Hu, avrebbero lanciato pesanti accuse a Xi.

In particolare, il vicepresidente avrebbe violato le regole incontrandosi ben due volte all’inizio di luglio con membri del Comitato militare centrale che controlla l’esercito, mentre Hu era in visita a Hong Kong. L’esercito, percorso da crescenti inquietudini e sempre più presente nella vita politica del paese, è al centro delle preoccupazioni del partito per garantire la continuità politica nella successione: la necessità del partito di mantenere il controllo sulle forze armate è uno dei motivi per cui il Presidente uscente, Hu Jintao, dovrebbe conservare la carica di presidente della Commissione militare centrale per altri due anni, dopo aver ceduto gli incarichi civili a Xi Jinping. Già i suoi due predecessori fecero altrettanto, ma alcune fonti del partito hanno evidenziato come un passaggio di consegne a più tappe potrebbe portare alla creazione di diversi centri di potere.

I membri vicini a Hu nella riunione avrebbero definito Xi “inaffidabile” e avrebbero sollevato l’ipotesi di ritardare significativamente il congresso del partito. Lo scontro sarebbe stato così duro che l’ex presidente Jiang Zemin sarebbe dovuto intervenire come mediatore. La spaccatura, in parte, è anche generazionale, perché la ‘vecchia guardia’ legata a tecnocrati come Hu è sospettosa dei ‘giovani’ – Xi ha 59 anni – discendenti di eroi del partito come Xi, considerati troppo ambiziosi e meno rispettosi delle forme.

La scomparsa per quasi due settimane del vicepresidente sarebbe stata causata – secondo diverse fonti – da un microinfarto, da cui però Xi si sarebbe pienamente ripreso. Altre fonti indicano invece che il presidente designato sarebbe sparito dalla scena pubblica perché intento a consolidare freneticamente la sua posizione mentre si prepara alla successione.

Secondo Zhang Ming, professore di scienze politiche all’Università Renmin, per duri che possano essere gli scontri interni al partito, la successione non dovrebbe essere in discussione a questo punto, perché “nessuno rischierebbe di rovinare la stabilità del partito così tardi” nel delicato processo di passaggio del potere. Quanto alla salute, l’esperto ha minimizzato anche questo problema: “Chi, nel Politburo, non cura qualche forma di malattia cronica?”

15 settembre 2012

(TMNews)


Kim Ki-duk vince il Leone d’oro della Biennale di Venezia con il film “Pietà”

Kim Ki-duk è nato nel 1960 nella Corea del Sud. Debutta nel 1996 con “Crocodile”, diventa noto con “L’isola”.
In Italia viene conosciuto con “Primavera, estate, con

autunno, inverno… e ancora primavera”, presentato a Locarno nel 2003.
Il suo film successivo è “La samaritana”, in concorso al Festival di Berlino del 2004 dove si aggiudica l’Orso d’Argento per il miglior regista.
“Ferro 3 – La casa vuota” è Leone d’Argento – Premio speciale per la regia alla 61ª Mostra di Venezia ed è stato votato miglior film dell’anno nella terza edizione degli Italian Online Movie Awards.
Il dodicesimo film del regista, “L’arco”, è stato presentato al Festival di Cannes 2005. Ora il Leone d’Oro a Venezia con il film “Pietà”

Il regista sud-coreano Kim Ki-duk

“Pietà”

Il coreano Kim Ki Duk si è presentato a Venezia con una storia forte e violenta. Si intitola Pietà e simbolicamente la locandina è una rivisitazione della celebre, omonima statua di Michelangelo. La storia: un usuraio grande e grosso fa di tutto per recuperare i suoi soldi e lo fa senza remore, seviziando le sue vittime. Questo finché non appare nella sua vita una donna che sostiene di essere sua madre e tutto cambia. Il regista dice che il titolo lo ha scelto “perché in questo mondo contemporaneo c’è ancora più bisogno di pietà e comprensione. Il denaro è pericoloso per l’uso che ne facciamo”.

 


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